Il mio nome è Leilac Leamas, sebbene coloro che mi conoscevano davvero comprendessero che persino quell'identità era soltanto una maschera, una facciata dietro la quale si nascondeva una figura più complessa. Di professione ero consulente aziendale, operativo nelle intersezioni in cui commercio, politica e influenza si fondevano. Ma sotto la superficie di quella qualifica professionale apparentemente innocua, ero un operativo. La mia valuta era l'informazione clandestina, capace tanto di costruire imperi quanto di abbatterli.
Mentre mi sistemavo nella vasta opulenza del sedile dell'aereo, la cabina mi avvolse in un silenzio ovattato. Solo il rombo sommesso dei motori e i lontani, furtivi mormorii degli altri passeggeri rompevano la quiete. Lì, nello spazio confinato della cabina, novanta preziosi minuti di contemplazione mi stavano davanti: un breve sollievo per districare la complessa rete della mia prossima missione.
Quella non era un'impresa comune, né una lotta pedestre fatta di sotterfugi aziendali o di manovre politiche internazionali. Al contrario, prometteva un'immersione nelle viscere del crimine organizzato, sotto la bandiera della Sacra Corona Unita.